Ha forse confini il cielo?
E l'orizzonte segna l'inizio o la fine?
L'azzurro che tinge le acque degli oceani è il riflesso di Dio?
Se l'arcobaleno è figlio della pioggia chi scompose la luce in quei colori?
E poi se il pensiero si trasforma in movimento cosmico e l'artista imprime su tela il riflesso del creato e riesce a trasmettere le sue sensazioni agli altri allora
in ogni posto e in ogni dove l'espressione troverà dimora.
Barbara con le sue opere è cittadina di ogni posto e di ogni dove, lei dipinge, il divenire di ogni forma, che sia cielo, che sia mare, o che sia l'immenso nella sua perfezione più assoluta,
il vedere espresso da lei diventa ciò che noi ammiriamo.
Il viso della donna posato sul collo sinuoso è un'immagine di raffinata bellezza, il volto come scultura d'alabastro ricorda profili antichi del mistero egizio.
Barbara cattura con lo sguardo, gli occhi di giada rispecchiano l'imperscrutabilità dell'anima e dell'essere incontenibile e divino dell'artista.

(Aligi Fiore Pisapia, per Barbara)


Barbara Pratesi con una sua opera Nata a San Marcello P.se il 26/12/1965 si è diplomata maestra d'arte all'Istituto d'arte Petrocchi di Pistoia. Ha successivamente frequentato l'Accademia delle Belle Arti a Firenze con specializzazione Scenografia e Pittura del nudo.
Sin da quando ha cominciato a lavorare nel 1984, ha sempre gestito la propria figura professionale in forma autonoma.
Ha lavorato in vari campi e a più livelli nel mondo dello spettacolo teatrale, in mostre nazionali e internazionali nel mondo del design come scenografa e decoratrice scenografa e ha collaborato all'allestimento di numerosi eventi e spettacoli in rai, mediaset e teatro. Come scenografa, decoratrice e pittrice ha effettuato produzioni per mostre nazionali (Firenze, Pistoia, Viareggio, Milano, Bologna, Forlì) ed internazionali a Parigi, Colonia, Birmingham, Manchester per il mondo del design.
Ha lavorato in qualità di capo cantiere artistico a Doha e Dubai per la realizzazione di villaggi culturali, applicando nuove ricerche materiche con ossidi naturali, sabbie ed oltre per ottenere grandi resistenze agli agenti esterni anche in condizioni climatiche estreme.
L'esperienza maturata nella creazione di scenografie e decorazioni l'ha molto aiutata nel capire l'uso delle varie tecniche e dei materiali che l'hanno portata in via successiva a realizzare vere e proprie opere d'arte, con tecniche esclusive, nelle quali la figura resta il componente essenziale nella stragrande maggioranza dei casi. Nell'ultimo periodo si è anche dedicata all'arte sacra con tecniche innovative molto apprezzate anche in terrasanta, dove dai francescani di Casanova, le sue opere sono in esposizione permanente sia a Betlemme che Gerusalemme.


Critica
hanno scritto per lei...


Testo critico di Francesco Gallo
Informale

"L'Informale di Barbara Pratesi è carico di senso umorale della materia, a cui viene conferita una speciale entità magmatica, capace di caricarsi di una stratificazione emozionale di notevole portata, diretta alle derivazioni teoricamente infinito del sublime.
La sua è una factura totalmente intrisa di senso alchemico in cui si confrontano, continuamente, i gradi bassi della fisica materiale, con quelli alti della metafisica spirituale, dell'invisibile.
La cromatica è densa di una pastosità da affresco, quindi coniugata con un senso antiquo et uno moderno, lavorando sulla continuità e sulla disseminazione, sulla manipolazione di elementi diversi/eterogenei, assunti per forza poetica dentro la sintassi nell'opera, a volte nell'indistinzione alchemica, a volte nella citazione evidente ed individuale.
Un'opera sostanzialmente aperta, in una continua invenzione della cosa, che come sempre è speculare ad elaborazione del sè."


Testo critico di Francesco Gallo

"E' come se una grande catastrofe materica seguisse il suo corso, obbedendo ad una logica intrinseca, fatta di meccanismi del sublime che impattano con una forte impronta immaginaria, evocando sogni ed incubi, con effetti fantastici di grande intesità visiva. Si tratta dell'ultimo mondo concepito da Barbara Pratesi, sul suo impatto muscolare con la materia della pittura, in una temperie granulosa di spessore dilatato che si va modulando come una magmatica colata, insinuante, invasiva, debordante, che si specula con i diversi moduli di un informale novecentesco, lontano dall'avere esaurito tutte le proprie potenzialità espressive. E ciò si deve alle persistenze in questa fase avanzata, liquida, della modernità, in cui la sublimazione, il sublime vero e proprio, hanno preso il posto della misura e della compostezza, creando uno sbilancio compositivo a favore dell'emozione, della gestualità.
L'effetto è quello di una esplosione della gioia del fare, del manipolare, che prendono il sopravvento su ogni calibrazione formale, per cui le forme della fenomenica artistica, diventano libere ed ogni volta imprevedibili, scoprendo, finalmente, la vera essenza dell'originalità, che è apparizione di qualche cosa che prima non c'era, nel modo più assoluto.
In realtà, la factura pittorica di Barbara Pratesi è una formazione composta, complessa, che si adatta ad una legge fisica di solidificazione, dando alle sue tortuosità una forma dell'informe che in effetti è una scoperta delle potenzialità dell'imprevisto.
Comunque, si avverte, che per lungo tempo questa vena poetica, musicalmente percepibile oltre che intensamente visibile, riesce ad attraversare ogni opacità della sua stessa consistenza, per fare trasparire delle forme originarie, primordiali, con cui occorre che si prenda confidenza, perchè sarà l'anima del nostro futuro sempre più proiettato nell'antimateria, nell'invisibile, nell'infinito, come limite paradossale del desiderio. La sua forte anima femminile, temprata dai freddi e dai caldi della tecnica e della trasformazione, della potenza in atto, si carica in queste opere, di una qualità artistica contemplativa, come avviene alle risultanze dei veri creativi, per cui vale la forza invisibile del pensiero, mentre tutto il resto è atto secondo.
Il commento di questo incommensurabile gioco di fantasia è dato dalla fascinosità più che dalla parola, da una forte attrazione esercitata da una tattilità, tanto affermata, quanto negata, tuttavia insinuante, come un valore plastico di cui si possono attuare filamenti estetici, che partono dalla scoperta della macchia, della forma di non avere forma, ma in fondo si tratta di un'ottica diversa, come può essere quella dell'essere troppo vicini o troppo lontani, che poi è l'ottica della ricerca del minimo e del massimo."


Riconoscimenti


- Ha vinto il primo premio exequo alla mostra internazionale "ART Fair Venice" a Forlì nel 2008 con l'opera "L'equilibrista, il bene e il male", con la segnalazione dell'opera più emozionante e introspettiva.
- Ai "Grandi Maestri Contemporanei" in "Natale in Versilia" ha ottenuto il primo premio assoluto pittura con l'opera "Il Nudo" ed il primo premio assoluto arte contemporanea con l'opera "La Pioggia".
- Alla mostra internazionale "Art. Fair Venice" a Forlì nel 2010 ha vinto il primo premio speciale critica con l'opera "Un Angelo" per la continua generazione del sublime.
- Primo premio assoluto Pittura e Arte Moderna nella seconda Rassegna Nazionale d'Arte e Letteratura 2013, omaggio a "Giacomo Puccini" con l'opera "Eccomi! Sono qui..." con la segnalazione "Quando nell'arte vince il messaggio e l'emozione"